Steve jos è morto da ormai due mesi. Non ho scritto nulla prima per tre ragioni. Perché mi sarebbe sembrato di fare il tipico coccodrillo; perché mi sarei approfittato della risonanza della sua morte; e poi perché nell’impeto agiografico di quasi tutti e nel calore delle passioni a fior di pelle, nonultima la tristezza per la morte di un essere umano, non sarebbe stato facile digerire quello che penso e scrivo qui ora. Ecco quindi che con un po’ di ritardo ma anche con la pacatezza della riflessione scrivo quel che penso di lui.

Di lui si è detto di tutto: ma soprattutto “un genio”, “un innovatore”, “un rivoluzionario”, “un sognatore”... di lui si è detto tutto, forse. Ma personalmente mi sfugge l’idolatria nei suoi confronti. Mi sfugge soprattutto il fatto che lo si chiami rivoluzionario e questo perché ho troppo rispetto per chi le rivoluzioni le fa o le ha fatte davvero: si chiami Gesú, Martin Lutero, Copernico, Gutemberg, Mandela, Gandhi, Lenin, Che Guevara, Mohamed Yunus (quello dei microcrediti), Jimmy Wales (?), etc.
Certamente Jobs era un ragazzo brillante e sognatore, ha creato dei prodotti fantastici e di culto, è stato una specie di Re Mida che ha convertito in oro tutto cio che ha toccato, dalla Apple (che aveva inventato e dalla quale era stato cacciato) alla PIXAR. Ma per l’umanità che cosa ha fatto? In che cosa è stato rivoluzionario? Che cosa di quello che ha fatto è servito a cambiare il mondo? Un touch screen? Un meccanismo giroscopico? Il fatto di vendere musica su internet? O il fatto di far assemblare in Cina i propri prodotti orgogliosamente “designed by Apple in Clifornia”? Cosa che del resto fanno ormai tutti quanti.
Se avesse regalato la sua fortuna al Benin o se l’avesse impiegata per formare generazioni di africani poveri a costruire delle fabbriche o a coltivare dei campi in modo efficiente o se avesse regalato dei computer ai poveri dell’America Latina, para colmare il digital divide, se avesse comprato tutte le fabbriche d’armi americane per chiuderle, allora sì che sarebbe stato rivoluzionario. Se avesse spinto per una cultura condivisa e gratuita su internet, se avesse creato una scuola di punta gratuita e solo per i figli di persone a rischio di esclusione sociale, allora sí che sarebbe stato un rivoluzionario.
Mi piacciono i Mac e gli IPod e gli IPhone e gli IPad, li trovo dei prodotti geniali, attraenti e riuscitissimi... ma, sono spiacente, il sogno di Steve Jobs è stato puramente capitalista. È stato il sogno poverissimo dell’arriccihmento personale. È stato un sogno pubblicitario, commerciale, basato sull’esclusività, sulle belle forme, sul desiderio irraggiungibile per molti (che cos’è un Mac se non tutto questo?). È stato un sogno poverissimo, con niente di rivoluzionario dentro (intenzioni) e senza niente di rivoluzionario fuori (risultati). Ed a quanto pare non sono l’unico a pensarlo: ho notato con piacere che un autore brillante come Alexandre Stille, dalle pagine del suo blog, la pensa come me. Che cosa c’è di straordinario o di rivoluzionario nel pur tuttavia grande Steve Jobs? Niente.
Di lui si è detto di tutto: ma soprattutto “un genio”, “un innovatore”, “un rivoluzionario”, “un sognatore”... di lui si è detto tutto, forse. Ma personalmente mi sfugge l’idolatria nei suoi confronti. Mi sfugge soprattutto il fatto che lo si chiami rivoluzionario e questo perché ho troppo rispetto per chi le rivoluzioni le fa o le ha fatte davvero: si chiami Gesú, Martin Lutero, Copernico, Gutemberg, Mandela, Gandhi, Lenin, Che Guevara, Mohamed Yunus (quello dei microcrediti), Jimmy Wales (?), etc.
Certamente Jobs era un ragazzo brillante e sognatore, ha creato dei prodotti fantastici e di culto, è stato una specie di Re Mida che ha convertito in oro tutto cio che ha toccato, dalla Apple (che aveva inventato e dalla quale era stato cacciato) alla PIXAR. Ma per l’umanità che cosa ha fatto? In che cosa è stato rivoluzionario? Che cosa di quello che ha fatto è servito a cambiare il mondo? Un touch screen? Un meccanismo giroscopico? Il fatto di vendere musica su internet? O il fatto di far assemblare in Cina i propri prodotti orgogliosamente “designed by Apple in Clifornia”? Cosa che del resto fanno ormai tutti quanti.
Se avesse regalato la sua fortuna al Benin o se l’avesse impiegata per formare generazioni di africani poveri a costruire delle fabbriche o a coltivare dei campi in modo efficiente o se avesse regalato dei computer ai poveri dell’America Latina, para colmare il digital divide, se avesse comprato tutte le fabbriche d’armi americane per chiuderle, allora sì che sarebbe stato rivoluzionario. Se avesse spinto per una cultura condivisa e gratuita su internet, se avesse creato una scuola di punta gratuita e solo per i figli di persone a rischio di esclusione sociale, allora sí che sarebbe stato un rivoluzionario.
Mi piacciono i Mac e gli IPod e gli IPhone e gli IPad, li trovo dei prodotti geniali, attraenti e riuscitissimi... ma, sono spiacente, il sogno di Steve Jobs è stato puramente capitalista. È stato il sogno poverissimo dell’arriccihmento personale. È stato un sogno pubblicitario, commerciale, basato sull’esclusività, sulle belle forme, sul desiderio irraggiungibile per molti (che cos’è un Mac se non tutto questo?). È stato un sogno poverissimo, con niente di rivoluzionario dentro (intenzioni) e senza niente di rivoluzionario fuori (risultati). Ed a quanto pare non sono l’unico a pensarlo: ho notato con piacere che un autore brillante come Alexandre Stille, dalle pagine del suo blog, la pensa come me. Che cosa c’è di straordinario o di rivoluzionario nel pur tuttavia grande Steve Jobs? Niente.
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