Chi abbia studiato il latino se ne ricorderà. Se ne ricorderà pure chi abbia amato la storia di Roma, sulla quale il sistema scolatico italiano insiste parecchio, forse perché è da lì che veniamo, e perché è l’unico momento veramente glorioso di cui possano vantarsi gli italiani.
Si ricorderà di certo il fatto che quando un imperatore moriva, difficilmente di vecchiaia e spesso avvelenato o vitima di un’imboscata, quasi sempre ad’opera dei suoi stessi fedeli o famigliari, se era stato buono veniva ricordato con agiografie, statue, fori a lui dedicati e consacrati e con l'apoteosi, l'assunzione all'Olimpo, prova che le divinità, in un modo o nell'altro sono sempre e solo umane. Casi celebri di apoteosi sono quelli di Cesare, Ottaviano Augusto, Marco Aurelio, Costantino, etc.
Quando invece l’imperatore era stato considerato indegno, quasi sempre dai senatori, che costituivano un gruppo i potere fortissimo ed estremamente conservatore, su di lui si abbatteva inesorabile la damnatio memoriae, cioè si condannavano alla distruzione tutti gli oggetti che ne evocavano la memoria, il ricordo: statue, effigi, immagini, steli. Un po’ come si è fatto in Italia con le immagini pubbliche di Mussolini, o in Russia con le statue ed i busti di Stalin e Lenin o più recentemente in Irak con la statua di Saddam Hussein, ed ultimamente in Libia con le immagini di quel farabutto botoxato di Gheddafi, che ha fatto la fine che meritava, con buona pace di quegli ipocriti della NATO.
Si ricorderà di certo il fatto che quando un imperatore moriva, difficilmente di vecchiaia e spesso avvelenato o vitima di un’imboscata, quasi sempre ad’opera dei suoi stessi fedeli o famigliari, se era stato buono veniva ricordato con agiografie, statue, fori a lui dedicati e consacrati e con l'apoteosi, l'assunzione all'Olimpo, prova che le divinità, in un modo o nell'altro sono sempre e solo umane. Casi celebri di apoteosi sono quelli di Cesare, Ottaviano Augusto, Marco Aurelio, Costantino, etc.
Quando invece l’imperatore era stato considerato indegno, quasi sempre dai senatori, che costituivano un gruppo i potere fortissimo ed estremamente conservatore, su di lui si abbatteva inesorabile la damnatio memoriae, cioè si condannavano alla distruzione tutti gli oggetti che ne evocavano la memoria, il ricordo: statue, effigi, immagini, steli. Un po’ come si è fatto in Italia con le immagini pubbliche di Mussolini, o in Russia con le statue ed i busti di Stalin e Lenin o più recentemente in Irak con la statua di Saddam Hussein, ed ultimamente in Libia con le immagini di quel farabutto botoxato di Gheddafi, che ha fatto la fine che meritava, con buona pace di quegli ipocriti della NATO.
Ecco credo che sia arrivato il momento ora di praticare anche noi questo rito collettivo con il tiranno che è partito, anche se incombe ancora dall'ombra. Bisognerebbe cancellarlo. Per cancellare l’infamia che ha provocato. Bisognerebbe cominciare cancellandone gli “oggetti” che lo ricordano, almeno quelli principali, quelli che ce lo ricordano di più: si potrebbe cominciare dalle varie Minetti, Carlucci, Carfagna e Gelmini, continuare con i vari Alfani, Schifani, Ghedini, Feltri, Bondi, Ferrara, Sallusti, Minzolini, Lavitola, Tarantini, Larussa, Alemanno, Gasparri, etc. Bisognerebbe cominciare a cancellarli dalla scena politica, dalle televisioni, dai giornali, non citarli quando parlano, non fotografarli, non riprenderli, ignorarli, per farli così svanire dall’universo mediato (TV) nel quale accade la politica. Farli scomparire: purgare l’universo politico mediato.
Si potrebbe cominciare a cancellare dal vocabolario e dalla tecnica politica parole, frasi, pensieri, stili, metafore, categorie, gesti, tic e comportamenti che ci ricordano il tiranno, la sua persona, il suo modo di fare. Si potrebbe cominciare, per esempio, eradicando dai discorsi pubblici, cioè dai discorsi dei personaggi pubblici (quindi non solo dei politici) e delle istituzioni, il personalismo, il manicheismo, il maschilismo, il vittimismo, l'immaturità, l'egocentrismo, l'egoismo, l’omofobia, il disprezzo per le norme e le regole, il disprezzo per la diversità (di pensiero, religione, ideologia, sesso, razza, di comportamenti, etc.).
Bisognerebbe cancellarlo, ma senza dimenticarcene. Ridurlo ad un cattivo ricordo del passato, da non evocare, ed anzi quasi da tacere, come il suo nome, se non fosse per quei casi in cui lo si usa come monito per il futuro.
Si potrebbe cominciare a cancellare dal vocabolario e dalla tecnica politica parole, frasi, pensieri, stili, metafore, categorie, gesti, tic e comportamenti che ci ricordano il tiranno, la sua persona, il suo modo di fare. Si potrebbe cominciare, per esempio, eradicando dai discorsi pubblici, cioè dai discorsi dei personaggi pubblici (quindi non solo dei politici) e delle istituzioni, il personalismo, il manicheismo, il maschilismo, il vittimismo, l'immaturità, l'egocentrismo, l'egoismo, l’omofobia, il disprezzo per le norme e le regole, il disprezzo per la diversità (di pensiero, religione, ideologia, sesso, razza, di comportamenti, etc.).
Bisognerebbe cancellarlo, ma senza dimenticarcene. Ridurlo ad un cattivo ricordo del passato, da non evocare, ed anzi quasi da tacere, come il suo nome, se non fosse per quei casi in cui lo si usa come monito per il futuro.
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