Giuliano Ferrara ha cercato di riportare di nuovo di moda un dibattito vecchio di 30 anni e chiuso nel 1978. Quello sull'aborto. Non dirò niente qui sull'aborto, giacché qualsiasi cosa sarebbe fuori luogo, eccetto il massimo e più profondo rispetto per le scelte -spesso dolorose- di ogni donna.
È tipico delle persone che non sono capaci di cambiare e di adattarsi ai nuovi tempi, di vivere ancorate allo stesso tempo che li vide un giorno importanti protagonisti o gloriose figure pubbliche d'interesse. Costoro vivono in un perenne passato, continuando a pensare con le stesse categorie e cambiando a volte solo il sengo dei loro pensieri, giustificandosi con l'idea, vera, che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Ma ignorano il fatto che sono talmente cambiate le situazioni, i contesti, le necessità, i termini, le categorie, le priorità, etc., che pensieri uguali, ma di segno opposto, sono sterili, mentre solo pensieri emergenti, nuovi, basati su categorie nuove, possono far avanzare la società. Ma tant'è. La lotta di Ferrara al comunismo è un'ulteriore dimostrazione che egli vive ancora negli anni '70, quando era ancora qualcuno.
Oggi non è più nessuno, anzi è solo alcuni...al plurale, giacché occupa lo spazio di almeno tre persone.
Si noti che non l'ho chiamato "porco" perché è grosso e grasso e suda sempre ed ha i capelli unti ed un aspetto trasandato. NO. Ho troppo rispetto per le persone obese. L'ho chiamato porco perché somiglia a Napoleon, il maiale protagonista di Animal Farm, la favola di Orwell che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i politici. Come lui, e come tutti i maiali, del resto, Ferrara è intelligente, ma cattivo. Il maiale è infatti un animale aggressivo e Ferrara lo è.
Era aggesivo negli anni '70, quando tirava le molotov alla Polizia -anche se ora la difende quando picchia i manifestanti- e lo è tuttora. Figlio di un senatore comunista, è sempre visuto nella politica, in quella brutta, quella dei partiti e delle istituzioni. Quella dei nepotismi e delle raccomandazioni, dei favoritismi e della piaggeria. Ed anche quando ha militato nella politica bella, quella dei movimenti, è stato cattivo e violento. Con un certo gusto per la polemica, anche gratuita, è stato membro del PCI, dal quale poi è stato cacciato. È stato craxiano convinto. È stato un convinto spione della CIA negli anni 80. Lui che era comunista ed ha fatto il '68, ha servito la CIA, che di colpe ne ha non poche riguardo alla deriva violenta dei movimenti, nell'Italia del terrorismo e degli anni di piombo, dell'omicidio Moro e delle stragi di stato, del terrorismo nero e della strategia della tensione.
Ferrara è pasato poi dalla parte dei berluschini, perché erano gli unici a vedere ancora qualche comunista, quando ormai in Italia erano spariti da un pezzo e forse non c'erano mai stati.
È il direttore di un libello infame che fortunatamente leggono in pochissimi e che sopravvive grazie alle sovvenzioni dei politici e degli industriali (prestati alla politica) cui è asservito. Un'abitudine tipica dei giornalisti italiani e soprattutto dei giornalisti politici. Ci sguazza nell'assistenzialismo di stato, lui, figlio di un senatore, abituato quindi al benessere di stato, salvo poi sparare contro il welfare, la società civile, ed il progressismo liberale. Come molti è liberale solo quando gli conviene, ma è stalinista ad libitum.
Passato completamente di moda, ha trovato solo un modo per restare alla ribalta, cioè facendo un salto intellettuale all'indietro di qualche secolo: andando così in totale controtendenza.
Si definisce neocon e/o teocon, perché ama la guerra, ma odia la guerra santa degli islamici (per favore non chiamatelo "terrorismo", almeno non tutto), non odia l'afflato mistico della religione, neppure di quella islamista, am su tutte ama la religione cristiana, che considera la migliore. E propugna il ritorno della legge di Dio (di un dio particolare) come concetto ispiratore della legge dello stato. Tuttavia ignora o nasconde espressamente che i neocon americani non ametterebbero mai che un giornale venga pagato dai contribuenti invece che dai lettori. Dei neocon americani, ignoranti ipocriti retrogradi e cattivi come lui, a Ferrara interessa solo una cosa: gli danno l'opportunità di rivivere il suo passato, e di poter parlare, lui che in un mondo come quello attuale non avrebbe più nulla da dire. Rappresentante degnissimo di quest'Italia di comunisti cattolici (che ossimoro!) lui amplifica i messaggi della Chiesa e per puro protagonismo si fa portavoce dei procalmi antiabortisti di un'istituzione antidemocratica ed oppressiva, schierata da sempre con il potere (politico, economico, mafioso, militare), insensibile alle spinte di rinnovamento che da secoli l'attraversano giungendole dal di dentro e dal di fuori, costantemente impegnata a mantenere lo statu quo salvo quando non le conviene, un'istituzione maschilista e retrograda, difficilmente al passo con i tempi, un'istituzione dove gli scandali di pedofilia venivano e vengono messi a tacere o minimizzati.
Ferrara lotta conotro i comunisti, lui che lo è stato, lui che è figlio di comunisti; lotta contro l'aborto, lui che ne ha "vissuti" tre, lui che forse è proprio il figlio riuscito di un aborto mancato.
Ferrara lotta contro il suo passato. Ora, è noto che la scrittura è un modo per gestire le proprie nevrosi, ma per farci e farsi un favore, piuttosto che scrivere, Ferrara dovrebbe andare da uno psichiatra.
L'immagine seguente, che sintetizza tutto quel che penso della Chiesa come istituzione (della quale salverei ben pochi movimenti e solo alcune persone), è dedicata a lui!

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