lunes, 14 de noviembre de 2011

GOODBYE SILVIO

Se n’è andato. Tutti avevamo temuto che nascondesse qualcosa e che alla fine ...in cauda venenum... non se ne sarebbe andato. Ed invece non c’è più.
In realtà, a giudicare dalle parole del mostro stesso, come io temevo, non si tratta di un addio, ma solo di un arrivederci.
Da una parte sento comunque un certo sollievo, per essere finalmente usciti dal tunnel, per esserci finalmente svegliati dall’incubo di una lunga notte che durava ormai da 20 anni e che sembrava non sarebbe finita più. Sembra la stessa euforia che si respirava in altri due passagi epocali dell’Italia, segnati, di nuovo, dalla rabbia della folla esasperata contro il tiranno, appeso come un porco a testa in giù.

Una folla che forse non aveva fatto abbastanza per liberarsene ma che appena le circostanze esterne lo hanno permesso, lo ha tirato giù e rinengato con una forza incredibile. C’è una certa continuità, un filo nascosto che lega le folle che scempiano il corpo del 1º Duce (Benito Mussolini) a Piazzale Loreto, quelle che gettano le monetine al grido di “vuoi pure queste” davanti all’Hotel Raphael al 2º Duce (Bettino Craxi) e quelle che gridano “buffone vai via” al 3º Duce (Silvio Berlusconi) davanti a Palazzo Grazioli. C’è qualcosa che lega non solo le folle ma anche i personaggi, e le vicende.

    

E non è solo la calvizie, ma il potere personale fondato sulle parole ed il carisma (innegabile) dei tre personaggi, il disprezzo per le regole e per la politica ragionata, la vanità, l’egocentrismo, le promesse di rinnovamento mai mantenute, la debolezza delle forze che dovevano bilanciarne il potere assoluto, la capacità di comunicare ed il controllo quasi assoluto sui mezzi di comunicazione, l’asservimento dei giornalisti, la viltà e la passività di buona parte della popolazione, ed una lunga lista di “et cetera”.

C’è anche qualcosa di diverso, come la violenza che si riduce progressivamente, dalla mutilazione fisica all’insulto, come si conviene ad una società che cresce e matura, con buona pace del Berlusconi piagnone che si lamenta degli insulti, proprio lui che dell’insulto e della delegittimazione ha fatto il suo modo di comunicare. E ricordo che la parola stessa “delegittimazione”, frequentissima nel suo vocabolario, entra nel lessico politico con una certa frequenza solo negli anni ‘90.
Questo filo, che si riflette nella ricorrenza della scena del popolo stanco che scalcia il tiranno ormai “morto”, che si riflette nelle condizioni che ne hanno determinato ascesa e caduta, indica che tutti e tre i Duci non sono degli incidenti casuali della storia italiana, ma delle espressioni della natura degli italiani e dell’italianismo (non dell’italianità, che non esiste). Ad ennesima riprova di quanto ho sostenuto per anni che Berlusconi non era la causa, ma un risultato del problema, che era piuttosto un epifenomeno del problema. Un po’ come dire che Berlusconi ce lo meritiamo perché “è noi”. Berlusconi non era la malattia, ma il sintomo di un certo “berlusconismo” inteso come modo di fare, di pensare, di vivere, di discutere, di rapportarsi agli altri. Un berlusconismo che è nel DNA degli italiani. O forse che gli italiani non evadono le tasse? Che non sono egoisti? Che non fanno battute contro (e non su) i gay? O che non sono razzisti? Forse che gli italiani non sono maschilisti? Forse che gli italiani non sono mammoni? Forse che non sognano il bunga bunga, le veline e le carfagne, le carlucce, le minette e le gelmine? Forse che non sono malati di calcio? Forse che non sono vanitosi? Forse che non sono mafiosi?...
Ecco quindi che se da una parte c’è speranza, dall’altra c’è ancora paura. In realtà non credo che sia finita, come già ho detto altrove. E le ragioni sono molto semplici: 1) Berlusconi Silvio deve salvare la sua roba, le sue aziende, e sa che se non è in politica perde tanto denaro, e forse fa ancora in tempo ad andare in galera, soprattutto se qualche politico normale comincia a dire basta all’illegalità che contraddistingue il comportamento di Fininvest-Mediaset-Publitalia da almeno 30 anni. 2) Berlusconi ed il suo partito costituiscono il referente politico preferito (ce ne sono altri) delle mafie nazionali, mafie che hanno bisogno di rappresentanti in parlamento che patrocinino-gestiscano-proteggano i loro interessi. 3) Il berlusconismo, come il craxismo ed il fascismo, è troppo radicato nella mentalità degli italiani per scomparire.
Il vero pericolo per l’italia non è Berlusconi, ma il berlusconismo. È bene cominciare a liberarsi del primo, ma è di quest’ultimo che dobbiamo prima o dopo liberarci.

No hay comentarios:

Publicar un comentario