domingo, 11 de agosto de 2013

SIAMO COLPEVOLI TUTTI

La morte del quattordicenne romano, l’ennesima morte dell’omofobia, sorprende solo chi vuole farsi sorprendere, perché di sorprendente c’è solo il fatto che siano così pochi a siucidarsi, visto come noi tutti gli rendiamo la vita difficile. 

Della morte di quel ragazzo siamo colpevoli tutti: ogni volta che facciamo uno scherzo a sfondo (omo)sessuale, ogni volta che prendiamo in giro gli omosessuali, ogni volta che diciamo di un uomo debole che “è un frocio”, ogni volta che sentiamo qualcuno dire che l’omosessualità è una malattia, che si cura con gli ormoni, ogni volta che un padre o una madre dice (o pensa) che “è meglio avere un figlio ladro che frocio”, ogni volta che un padre o una madre di un gay si domanda “dove ho sbagliato”, o pensa “che cosa penseranno gli altri”, ogni volta che allo stadio si grida “ricchione” a qualcuno, ogni volta che si fa il gesto dell’orecchio per offendere qualcuno, che ci si da di gomito, che si sorride di scherno quando si vede un gay, ogni volta che ci si riferisce con disprezzo ai gay, ogni volta che ci vergogniamo di uscire con un amico gay perché sennò pensano che siamo froci o ricchioni o piglianculo (a seconda della latitudine), ogni volta che ci offendiamo se ci chiamano “ricchione” o ci sospettano di esserlo, ogni volta che pensiamo che essere chiamati gay è un insulto, ogni volta che pensiamo che “gay va bene, ma a casa loro, non certo per la strada”, ogni volta che pensiamo che “a me non danno fastidio, ma non mi piacciono le checche”, ogni volta che compatiamo i genitori di un gay, perché “deve essere proprio difficile”, ogni volta che pensiamo “è gay, ma è simpatico” o “è gay, ma io no eh?”. 

Siamo colpevoli tutti, perché ogni volta che sentiamo qualcuno dire qualcosa contro i gay e non facciamo niente, siamo complici. Siamo colpevoli perché quando vediamo in TV o al cinema scherzi o dichiarazioni omofobe (dai politici ai comici di paccottiglia) e non c’indigniamo, siamo complici. Perché ogni volta che il Vaticano o i suoi numerosi portavoce dicono qualcosa contro i gay e non c’indigniamo, siamo tutti colpevoli. Quando neghiamo i diritti (matrimonio, adozione, etc.), ed arrampicandoci sugli specchi cerchiamo delle giustificazioni biologiche, storiche, morali, religiose, politiche, alla nostra ottusità, siamo colpevoli tutti. E se non facciamo niente nel nostro piccolo, per cambiare mentalità e farla cambiare a chi ci circonda, siamo tutti complici. Anche della morte di un quattordicenne incompreso che s’è lanciato dal terrazzo condominiale.

1 comentario:

  1. La società deve cambiare, noi dobbiamo cambiarla. Considerando nostri pari e non deficitari di qualcosa, persone diverse da noi. Diverse. Cosa significa diverso, se siamo tutti diversi. Anzi..arrabbiati, puerilmente battiamo i piedi a terra quando qualcuno ci omologa concettualmente a una etichetta, a un gruppo, a un credo politico o religioso..rivendicando la nostra individualità, diversità dalla massa, dalla società. Un domino concentrico e infinito che riporta sempre allo stesso problema. Chi siamo, chi vogliamo essere e in che tipo di società vogliamo vivere. Finché placidamente si accetteranno tutti i soprusi che non ci riguardano, ma scaraventati davanti ai nostri occhi rivolgeremo lo sguardo altrove, non ci indigneremo per i soprusi che altri lontani da noi subiscono e non hanno la forza di reagire. La cultura dovrebbe aprire le menti e sdoganare vecchi schemi, invece ingiustamente strumentalizzata...da quattro babbei, ai quali riconosco solo la prudenza di aver capito che la cultura è pericolosa nelle mani del popolo. Pericolosa in accezione democratica naturalmente ;)

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