martes, 14 de agosto de 2012

IL VERO VELENO DELL'ILVA

Il vero veleno dell’Ilva non è la polvere levata dal vento e sparsa su tutto: sulle case delle persone, sui panni bianchi di bucato, sulle piante, su quel che resta dei fiori, sulle pietre antiche, sui ricordi dei vecchi o sul futuro dei bambini. Il vero veleno dell’Ilva non va via con il soffio di queste parole tutte con la ‘v’ né con gli atti di un giudice. Il vero veleno dell’Ilva è molto più sottile delle polveri rosse e nere, degli acidi, dei fumi, e di tutte le molecole che può spargere tutt’intorno. È così sottile che non si vede, anche se i suoi effetti devastanti, più tremendi dei tumori che causa, sono sotto gli occhi di tutti.

Il vero veleno dell’Ilva è nella nostra testa. È l’ideologia del padrone che ci è entrata dentro, senza che ce ne accorgessimo, la sua mentalità che pensa per noi, che ci fa vedere il mondo con i suoi occhi e con i suoi interessi, che dirige le nostre azioni ed i nostri pensieri, che ci impedisce di immaginare delle alternative, è la lingua del padrone che parla per noi e che ci impedisce di immaginare o di dire cose alternative.

Il vero veleno dell’Ilva è nelle nostre menti, radicato nel senso comune, ha perso la sua eccezionalità per naturalizzarsi nella normalità: la banalità del male. Un male che sembra naturale, ovvio. Lo sfruttamento, l’umiliazione dei lavoratori, la violenza, la delinquenza, lo scempio della natura al di là di ogni logica che non sia il profitto immediato. Il vero veleno dell’Ilva è la rassegnazione che ci impedisce di pensare alternative al di là della stessa Ilva, è la nostra schiavitù accettata come naturale, come inevitabile, è la nostra dipendenza dal padrone che ci nutre, la nostra particolare sindrome di Stoccolma, che ci rende schiavi contenti del padrone che ci tiene ostaggi e che ci porta a difendere l'indifendibile.

Da questo veleno, il vero veleno dell’Ilva, nessun risanamento e nessun giudice potrà mai disintossicarci.


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