miércoles, 21 de marzo de 2012

I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI

Foto di Clara Vannucci
I bambini sono tutti uguali. Ma alcuni sono più uguali di altri. Ed il dolore, anche se dovrebbe essere tutto uguale, è invece diverso. Ancora più diverso è il profitto che si riesce a trarre dal dolore (reale o immaginario). Alcuni riescono ad ottenerne persino degli stati, altri, invece, nulla, solo altro dolore, che a sua volta servirà a causarne ancora altro anche a chi non ne aveva nessuna colpa. Forse.

L'incidente di Toulouse, dove Mohammad Merah, un meccanico francese (di origine magrebina) di 24 anni, il 19 marzo scorso ha trucidato 4 innocenti -un professore e tre bambini tutti ebrei ortodossi- deve far riflettere. Erano innocenti almeno nel senso che non hanno partecipato direttamente in azioni violente contro altri essere umani. Probabilmente sono o sarebbero diventati complici. O forse avrebbero aiutato la Palestina a diventare uno stato e magari pure democratico e non teocratico, se avessero scelto la via del progresso e del cambio nonostante la propaganda degli ebrei fascisti ortodossi. Questo è il dramma di uccidere dei bambini, perché si uccide un futuro che avrebbe potuto essere fantastico. 

È difficile in situazioni come queste riuscire a dire qualcosa di diverso o di nuovo dalla solita facile melassa frutto del pensiero unico. Ora tutti si disperano, piangono e gridano, ed è facile lasciarsi trasportare dalle emozioni, senza pensare. Ma questo evento tragico deve far riflettere per esempio in primo luogo sull'innocenza. I bambini erano senza dubbio innocenti, ma quel professore, o le famiglie di quei bambini forse no. Forse sovvenzionavano la lotta ebrea, il sionismo, fomentavano l'odio razziale, perpetuavano ideologie esclusive e totalitarie (come quella ebrea ortodossa o sionista), perpetuavano l'ingiustiza sciale ed il razzismo, o forse, con la loro indifferenza, erano semplicemente complici del massacro, ma possiamo chiamarlo genocido, che Israele perpetra da anni ai danni dei palestinesi.

Questo evento deve far riflettere gli ebrei innanzitutto e la comunità internazionale -complice e spesso succube dei primi- sullo scempio che sta acadendo da 50 anni in Palestina ed in Israele.

Non c'è certamente giustificazione alcuna per il gesto di questo folle, che tra l'altro, non  fa nessun favore alla comunità palestinese ed alla sua causa. Tutt'altro, giacché favorisce lo schema mentale del vittimismo atavico che gli ebrei così abilmente sfruttano da decenni. Sempre vittime, anche ora che sono i carnefici. Ed infatti Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, ha già gridato al massacro, all'antisemitismo, al fondamentalismo. Forse a Netanjahu sfugge che in tutto il mondo si fa la guerra contro il fondamentalismo islamico, ma nessuno si preoccupa per il fondamentalismo ebreo ortodosso o per quello cattolico, che sono ugualmente pericolosi, giacché in loro nome si ammazza da secoli. 

Questa tragedia deve anche far riflettere l'Europa su come sta gestendo l'integrazione di razze, religioni e culture diverse e spesso contrapposte, su quali opportunità offre, a chi, come ed a che prezzo, se l'integrazione è possibile (io credo di sì) e come raggiungerla, a quali condizioni, al di là degli slogan (di sinistra o di destra) e delle emozioni o dei sentimenti facili.

Ma soprattutto la stupida e tragica azione di Mohammed Merah deve far riflettere perché in certo qual modo è una risposta che nasce dalla frustrazione e dall'impotenza di chi vede morire i bambini nell'indifferenza generale. Quelli palestinesi, che, almeno in teoria, sono uguali a quelli Ebrei. E nel vedere/sentire/leggere di quei morti qualcuno si è rallegrato, ha pensato che poteva essere un modo per scuotere le coscienze sull'ingiustificabile condotta d'Israele, un modo per pareggiare i conti, per fare giustizia. Non è certo così che si fa la giustizia, ma senza la giustizia non c'è la pace. Ed Israele e la comunità internazionale dovrebbero pensarci, tra le lacrime facili, false, comode e partigiane, che si versano solo per alcuni bambini e per altri no.

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